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Mercoledì 25 febbraio una ventina tra soci del caffè-scienza e studenti della facoltà di scienze dell'università di Firenze sono andati a visitare l'impianto di Case Passerini, guidati dall'ing. Franco Cristo.Qui sotto alcune brevi riflessioni di una studentessa a cui speriamo si aggiungano commenti, suggerimenti, domande e risposte.Gli stessi studenti sono anche autori di una interessante brochure sul riciclaggio.
Di solito, una volta buttato nel cassonetto (quello giusto, si spera!)
il sacchetto pieno di scarti di cucina non proprio profumati o il sacco
ingombrante pieno di bottiglie, barattoli e confezioni di plastica,
“non se ne vuole più sapere”: basta il sollievo di non doversi più
preoccupare di quell'impiccio tra i piedi. E' solo distrattamente che qualche volta ci si interroga sul “destino
ultimo” della spazzatura, e meno che mai di quella indifferenziata (per
la raccolta differenziata è un'altra cosa, visto che vogliamo essere
tutti sicuri che alla fatica di separare carta e plastica corrisponda
un effettivo riciclo): la vaga immagine che viene in mente è quella di
un camion che rovescia i rifiuti in una discarica, e fine della storia.
Pur avendo già qualche informazione sul trattamento dei rifiuti, per me
è stato sorprendente appurare quanto lavoro è invece necessario, e
effettivamente messo in atto, per minimizzare l'utilizzo delle
discariche. Franco Cristo, la nostra guida che col suo entusiasmo ha condotto anche
i più riluttanti tra di noi in una visita inevitabilmente segnata
dall'odore sprigionato dai cumuli di spazzatura, ci ha fatto toccare
con mano (anche in senso letterale!) ogni tappa del percorso dei
rifiuti indifferenziati e organici, che vengono trattai a Case
Passerini, e ci ha mostrato buona parte degli impianti in funzione.
Paradossalmente, dei rifiuti non si butta via nulla! Allora, dal
miscuglio degli indifferenziati, i metalli vengono recuperati per
essere rifusi, la parte organica viene “stabilizzata” per evitare il
cattivo odore e se ne fa terra di riporto, e carta e plastica, che
nonostante tutto sono presenti anche nell'indifferenziato (basti
pensare alla gran quantità di sacchetti di plastica e a certi
imballaggi di materiali misti) diventano combustibile da bruciare negli
inceneritori per ricavarne energia. Inoltre, dalla raccolta differenziata dell'organico si produce il compost, un terriccio fertilizzante. E' solo grazie a impianti appositamente progettati che si riesce a
separare le varie componenti mescolate nei rifiuti indifferenziati, e a
trattare opportunamente i rifiuti organici: lo smaltimento richiede non
solo molto lavoro, ma anche una tecnologia in continuo sviluppo capace
di trasformare ciò che buttiamo via in merce con un valore d'uso.
Un mondo idilliaco, dunque? No di certo, c'è ancora molto da
migliorare, a partire dai cittadini, che non rinunciano a mostrare
tutta la loro estrosità buttando nel cassonetto dell'organico, oltre a
un'abbondante quantità di bottiglie e vaschette di plastica, pneumatici
e materassi (!!!), tanto per fare un esempio. Lucia Pettinato
Nota tecnica. Per ragioni non risolte, è meglio non usare lettere accentate nei commenti. Altra nota. L'Economist ha recentemente pubblicato un editoriale dal titolo Non abbandoniamo i nostri rifiuti. La traduzione in italiano è stata pubblicata sul settimanale Internazionale (6 marzo 2009). |