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Oltre il cassonetto PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
sabato 28 febbraio 2009

Mercoledì 25 febbraio una ventina tra soci del caffè-scienza e studenti della facoltà di scienze dell'università di Firenze sono andati a visitare l'impianto di Case Passerini, guidati dall'ing. Franco Cristo.Qui sotto alcune brevi riflessioni di una studentessa a cui speriamo si aggiungano commenti, suggerimenti, domande e risposte.Gli stessi studenti sono anche autori di una interessante brochure sul riciclaggio.



Di solito, una volta buttato nel cassonetto (quello giusto, si spera!) il sacchetto pieno di scarti di cucina non proprio profumati o il sacco ingombrante pieno di bottiglie, barattoli e confezioni di plastica, “non se ne vuole più sapere”: basta il sollievo di non doversi più preoccupare di quell'impiccio tra i piedi.

E' solo distrattamente che qualche volta ci si interroga sul “destino ultimo” della spazzatura, e meno che mai di quella indifferenziata (per la raccolta differenziata è un'altra cosa, visto che vogliamo essere tutti sicuri che alla fatica di separare carta e plastica corrisponda un effettivo riciclo): la vaga immagine che viene in mente è quella di un camion che rovescia i rifiuti in una discarica, e fine della storia.

Pur avendo già qualche informazione sul trattamento dei rifiuti, per me è stato sorprendente appurare quanto lavoro è invece necessario, e effettivamente messo in atto, per minimizzare l'utilizzo delle discariche. Franco Cristo, la nostra guida che col suo entusiasmo ha condotto anche i più riluttanti tra di noi in una visita inevitabilmente segnata dall'odore sprigionato dai cumuli di spazzatura, ci ha fatto toccare con mano (anche in senso letterale!) ogni tappa del percorso dei rifiuti indifferenziati e organici, che vengono trattai a Case Passerini, e ci ha mostrato buona parte degli impianti in funzione.

Paradossalmente, dei rifiuti non si butta via nulla! Allora, dal miscuglio degli indifferenziati, i metalli vengono recuperati per essere rifusi, la parte organica viene “stabilizzata” per evitare il cattivo odore e se ne fa terra di riporto, e carta e plastica, che nonostante tutto sono presenti anche nell'indifferenziato (basti pensare alla gran quantità di sacchetti di plastica e a certi imballaggi di materiali misti) diventano combustibile da bruciare negli inceneritori per ricavarne energia. Inoltre, dalla raccolta differenziata dell'organico si produce il compost, un terriccio fertilizzante.

E' solo grazie a impianti appositamente progettati che si riesce a separare le varie componenti mescolate nei rifiuti indifferenziati, e a trattare opportunamente i rifiuti organici: lo smaltimento richiede non solo molto lavoro, ma anche una tecnologia in continuo sviluppo capace di trasformare ciò che  buttiamo via in merce con un valore d'uso.

Un mondo idilliaco, dunque? No di certo, c'è ancora molto da migliorare, a partire dai cittadini, che non rinunciano a mostrare tutta la loro estrosità buttando nel cassonetto dell'organico, oltre a un'abbondante quantità di bottiglie e vaschette di plastica, pneumatici e materassi (!!!), tanto per fare un esempio.

Lucia Pettinato


Nota tecnica. Per ragioni non risolte,  è meglio non usare lettere accentate nei commenti.

Altra nota. L'Economist ha recentemente pubblicato un editoriale dal titolo Non abbandoniamo i nostri rifiuti. La traduzione in italiano è stata pubblicata sul settimanale Internazionale (6 marzo 2009).

Commenti
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Qualche proposta e qualche domanda
Paolo Politi (IP:87.1.123.237) 01/03/2009 10:06:07

Cosa si ricicla (cioe' si separa) e dove?
Una corretta e diffusa operazione di selezione dei rifiuti passa anche da una corretta e diffusa informazione e da una uniformita' delle regole. Quindi, a parte servizi specifici che possono dipendere dal territorio (il porta a porta), tipologia, colore e uso di cassonetti e campane dovrebbero essere uniformi e non cambiare da comune a comune. Anzi, variano anche all'interno del comune, perche' i colori usati per i cestini dei rifiuti alle stazioni di Firenze sono diversi da quelli usuali.
Secondo, spiegare diffusamente (sui cassonetti/campane, con opuscoli alle famiglie, sul sito web con una interfaccia di ricerca dei prodotti) cosa si butta dove e perche'. Siccome cio' che (mi sembra) pone potenzialmente piu' dubbi e' la campana blu per il vetro/plastica/metallo... perche' non adottare come in Germania un simbolo nazionale da riportare obbligatoriamente sulle confezioni? In fondo nella campana blu si dovrebbe mettere quello per cui e' stato pagato il contributo Conai, che e' un consorzio nazionale, no?

Non solo cassonetti.
I rivenditori di prodotti che pongono piu' problemi per lo smaltimento (ad esempio batterie per le macchine/moto, pneumatici, frigoriferi, rifiuti ingombranti) dovrebbero essere obbligati a ritirare l'eventuale vecchio prodotto. E' poi follia pensare che se vado dal giornalaio a comprare un quotidiano possa portargli quello vecchio?

Meno rifiuto, piu scambio (o vendita dell'usato).
Succede che materiale lasciato accanto ai cassonetti venga preso da altri perche' il "suo" rifiuto puo' essere il "mio" prossimo mobile. Allora perche' non facilitare questa pratica con l'organizzazione di periodici veri mercatini delle pulci? Posteggi che sono vuoti la domenica (ad esempio, quelli di supermercati chiusi) potrebbero essere usati per questo. E alla fine della giornata chi non vuole riportarsi via la roba, puo' lasciarla li' perche' poi Quadrifoglio raccogliera' tutto il rimanente. In questo modo il mercatino funziona sia per vendere/comprare che per lasciare rifiuti ingombranti che per cercare qualcosa di gratuito.
Wall-E abita a Pontedera
Paolo (IP:87.1.22.179) 21/03/2009 10:40:14

http://firenze.repubblica.it/dettaglio/un-robot-per-la-raccolta-differenziata/1606705
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