Il DNA è un prodotto dell'evoluzione, che fino ad oggi è stato difficilmente leggibile, e solo in casi particolari. Questo ci porta a pensare alle malattie, anche quelle genetiche, in termini probabilistici e come prodotti della nostra azione (libero arbitrio), mentre a volte la ricerca genetica scopre un profondo determinismo. Lo stesso in termini di tracciabilità: ci indignamo per la presenza di telecamere, ma le tracce genetiche che lasciamo in giro sono molto più facilmente analizzabili delle immagini. Se il sequenziamento genetico fosse alla portata di tutti, quali conseguenze ci aspetterebbero?
Nel film GATTACA, l'informazione genetica degli individui assurge a
unica (o quasi) qualità sensibile dell'essere umano. La possibilità di
conoscere in tempi brevi l'informazione genetica del DNA, insieme al
concetto di estremo determinismo genetico, porta alla discriminazione
di coloro che non portano i "buoni" geni: quelli nati per concepimento
naturale e quindi non selezionati. Nel film, la caratterizzazione del patrimonio genetico viene anche
usata per identificare gli individui: quindi non solo come strumento -
anche se distorto - di screening contro malattie e "difunzioni", ma
anche in maniera analoga all'uso forense del dna. Pur essendo un film
che si basa su delle assunzioni discutibili, che discuteremo tra poco,
prefigura aulcuni usi dell'informazione genetica che stanno entrando
nella nostra vita.
E' importante riflettere sempre che niente in biologia ha senso senza
considerare le sue radici evolutive.
Mi sembra quindi importante dedicare qualche paragrafo a ricordare
alcuni aspetti dell'evoluzione, spero i più importanti.
L'evoluzione degli organismi viventi si basa su due pilastri: la
produzione ereditabile di variabilità e la selezione, ovvero la
capacità di generare discendenza. Diversamente dalla fisica, in
biologia si trovano sempre delle eccezioni, ma si può dire che la
stragrande maggioranza degli organismi viventi segue lo stesso motivo:
il DNA contiene delle informazioni che servono a costruire
l'organismo. Per semplificare, possiamo pensare al DNA come a un
insieme di "geni", ognuno dei quali determina una proteina. Ad essere
rigorosi, si dovrebbe parlare di "alleli": variazioni di forme geniche
che danno origine a varianti di proteine. Però, per non appesantire il
discorso, userò la parola "geni" nel senso comune.
Le proteine concorrono a determinare l'aspetto fisico sia direttamente
che attraverso la regolazione di altri geni. Però, e questo è un punto
fondamentale, non c'è in genere una corrispondenza diretta tra geni e
caratteristiche fisiche, se non in negativo: un gene difettoso può
causare una malattia (ma solo in pochissimi casi un solo gene è
coinvolto in una malattia genica), mentre non esistono geni
indiscriminatamente positivi. La maggior parte degli effetti di un
gene assume caratteristiche differenti in diverse fasi della vita: una
maggior produzione di testosterone può rendere un maschio più
aggressivo, e magari incrementare il suo potenziale riproduttivo, ma
può anche indurre un cancro in giovane età. I geni "vincenti", quelli
che sono presenti nelle popolazioni attuali, sono quelli che nel
bilancio delle generazioni riescono a favorire i loro "portatori", nel
senso di generare più discendenti. I geni sono abbastanza indifferenti
al destino di un individuo: negli insetti sociali la sterilità delle
operaie favorisce la diffusione dei loro geni, attraverso la
riproduzione della regina.
La riproduzione sessuata è stata e per alcuni aspetti continua ad
essere un vero enigma. Nella riproduzione sessuata solo metà del
patrimonio genetico viene passato ai figli, e solo la metà di loro (le
femmine) generano. Non si capisce quindi perché tale "costume" si sia
evoluto. Una possibile risposta sta nel fatto che nelle popolazioni
che si riproducono sessualmente mantengono una grossa variabilità
genica senza dover aumentare il tasso di mutazioni, che è invece la
sola sorgente di variabilità per gli organismi asessuati. Questa
variabilità permette agli organismi sessuati, di sfuggire alla
"predazione" da parte di parassiti e patogeni, che evolvono molto più
rapidamente a causa del tempo ridotto tra generazioni (i batteri
arrivano a riprodursi ogni 30 minuti).
Questa premessa serve per inquadrare alcuni aspetti del problema del
sequenziamento: non esiste un pool genetico "migliore" di un altro.
Nella selezione artificiale, per sempio di una razza canina, il
problema principale non è quello di "fissare" certi caratteri, ovvero
evitare che nella discendenza appaiano dei caratteri diversi da quelli
tipici della razza, quanto farlo mantenendo una certa variabilità
genetica. Se si facessero incrociare tra loro solo dei fratelli, si
arriverebbe rapidamente all'uniformità genetica, ma questo metterfebbe
la razza a rischio di estinzione, in quanto un qualsiasi parassita che
induca la morte di un individuo farebbe lo stesso con tutta la
popolazione.
In una popolazione "normale" esiste quindi una certa variabilità, e
l'identificazione genetica (il "fingerprinting") si basa proprio sul
questa variabilità. Ovviamente la variabilità è minore per quelle
parti del genoma che sono più importanti: una mutazione in una
proteina essenziale causa quasi sempre la malformazione e la morte del
portatore, e quindi grandi parte del nostro genoma sono assolutamente
uguali in tutta la popolazione umana. Molte delle malattie genetiche
corrispondono alle mutazioni meno deleterie di proteine importanti.
Esistono però grandi parti del nostro genoma che non sono così
critiche, in genere alcune delle parti che non vengono tradotte in
proteine. Questa variabilità, che viene comunque ereditata dai
genitori, è la base dell'identificazione personale, del test di
paternità, ecc.
Infine, due parole sull'ingegneria genetica. L'idea di base è quella
di manipolare un genoma, per esempio per rendere una pianta resistente
ad un determinato erbicida, o per fargli secernere una tossina
velenosa per qualche parassita, o per cambiare alcune caratteristiche
del prodotto (tipo la resistenza al gelo), o per aumentare la
produzione. Il primo problema è che i geni agiscono di concerto, in
una rete intricata, per cui è estremamente difficile prevedere
l'effetto di una modificazione. Per questo, l'ingegneria genetica è
estremamente povera di risultati pratici (rispetto alla quantità di
risorse impegnate): solo in pochi casi un gene "esterno" è stato reso
capace di esprimere la sua proteina (resistenza a erbicidi o
produzione di tossine contro parassiti) senza disturbare gravemente
l'equilibro delle cellule. Per ora si è dimostrato praticamente
impossibile aumentare il rendimento per via "ingegneristica". E' molto
più efficace la "vecchia" via praticata da sempre dai coltivatori e
allevatori: approfittare della variabilità ambientale (magari
aumentata per mezzo di mutageni come le radiazioni), e selezionare
varietà più redditizie.
La seconda difficoltà sta nel fatto che il genoma è copiato in tutte
le cellule, e quindi un qualsiasi cambiamento va ripetuto miliardi di
volte. Questo fatto sta alla base della difficoltà di implementare
delle efficaci terapie genetiche: è difficile alterare un gran numero
di genomi. Per l'ingegneria genetica tradizionale, la soluzione è
quella di partire da un singolo uovo, o al momento della fecondazione
o per mezzo della clonazione. In questa maniera basta cambiare un solo
genoma, anche se ovviamente bisogna poi aspettare per vedere se gli
effetti sono quelli desiderati.
Il sequenziamento "rapido" di genomi è invece una vera rivoluzione per
quanto riguarda la classificazione degli organismi e la scoperta della
loro storia evolutiva: per la prima volta è possibile dare un senso
quasi assoluto al concetto di distanza tra le specie, e dire quali
organismi sono più imparentati tra loro. In realtà, se si va a vedere
molto finemente, l'evoluzione è una storia di geni, in cui gli
individui sono solo dei vettori. Non è raro scoprire che un gene ha
fatto un salto "non riproduttivo" (ovvero: sfuggendo alla selezione
come organismo) passando da una specie all'altra per esempio per mezzo
di un virus, ma in genere solo i geni che "funzionano bene" insieme a
tutti gli altri presenti un determinato organismo (o specie) riescono
riprodursi. Allineando genomi e usando modelli adeguati (e tanta
potenza di calcolo) è possibile ricostruire la storia "più probabile"
dell'evoluzione, o, per rimanere nel nostro piccolo, della storia
umana.
Un'altra rivoluzione è stata la scoperta dell'estrema variabilità
della microfauna: fino ad oggi si riuscivano a studiare solo quelle
specie microbihe che crescono sui terreni di coltura. Ma oggi è
possibile prendere semplicemente un litro di acqua di mare o una
palettata di terra (ma anche un campione di saliva) e sequenziare
tutto quello che vi si trova. Il risultato è che esistono moltissime
più specie di quello che si conoscevano: il micromondo è estremamente
vario, e le varie specie formano una comunità difficilmente
districabile. Anche i nostri corpi assomigliano piuttosto a un
condominio: il numero di cellule "straniere" sorpassa quello delle
cellule umane, in un tipico corpo umano! Alcuni ipotizzano che la
malattia non sia altro che una alterazione di questo equilibrio
multiculturale.
Anche per quanto riguarda le ricadute sulla diagnostica e sulla
privacy, le capacità moderne del sequenziamento promettono di
costituire una vera rivoluzione. Gran parte delle malattie ha una base
genetica, non solo quelle direttamente causate dal malfunzionamento di
uno i più geni, ma anche quelle "normali" presentano una variabilità
individuale che alla fine dipende dal patromonio genetico di ogni
individuo: come ho detto sopra, uno degli scopi principali della
riproduzione sessuata è quello di evitare che tutti gli individui di
una specie subiscano gli stesi effetti da parte di una malattia o da
parte di un parassita. La medicina "personalizzata", quindi, diventerà
sempre più comune: un farmaco verrà calibrato sia sul patromonio
genetico dell'invasore che su quello del paziente. D'altra parte,
alcune malattie hanno un carattere genetico quasi deterministico: chi
ha una certa combinazione di geni
svilupperà con una buona probabilità una data malattia. In assenza di
una efficace terapia genica, questo determinismo altera completamente
la nostra percezione della malattia: non più probabilità ma certezza,
e senza poterci fare nulla.
Il sequenziamento di un intero genoma umano costa oggi una cifra
tendenzialmente vicina ai 5000 dollari, un domani sarà alla portata di
chiunque. Ma nel genoma umano ci sono parecchie informazionio
abbastanza riservate, non esattamente quanto uno vivrà, ma certo
quanto è esposto a un certo numero di malattie, di chi è figlio, la
razza e molte altre cose. E si può estrarre il DNA da minuscole
porzioni di materiale biologico: un capello, un mozzicone di
sigaretta, una gomma da masticare (senza considerare materiali
biologici più "particolari"). Ovviamente, dal punto di vista delle
indagini di polizia, basterebbe schedare tutti gli esseri umani e
sequenziare tutto il DNA presente sulla scena del delitto (un'altra
scena di GATTACA). Con buona probabilità si potrebbe sapere subito chi
era presente e chi no. Lo stesso ovviamente è possibile a fini
criminali: ricatti, indagini private, curiosità...
Il futuro si sta rapidamente avvicinando. Non so quanto siamo pronti.
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