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Finanza: teoria e pratica |
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Scritto da Stefano Ruffo
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martedì 20 gennaio 2009 |
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La finanza,
come tutte le cose della vita, risente della contraddizione tra la necessità
di mettere delle regole e quella di lasciare comunque spazio alla libertà.
C’è una differenza però. Gli economisti (o meglio gli studiosi di
finanza) hanno voluto tradurre la nozione di libertà in “principi”
generali del funzionamento del mercato, per cui, date le condizioni
esterne, il mercato si dovrebbe adattare in modo “razionale” così
da massimizzare il profitto (di tutti?). Quindi ogni attore sul mercato
deve essere lasciato libero, perché il sistema necessariamente raggiunge
un suo equilibrio, che (questo è implicito) è per il bene di tutti
noi. D’altro canto ci si è accorti che qualche regola va comunque
messa, un po’ come nel gioco. Ma il problema è che chi mette le regole
tende a trarne un vantaggio. Quindi il punto cruciale è decidere quale
organismo abbia il diritto di mettere delle regole. Non credo esista
tutt’oggi una soluzione a questo dilemma.
Un altro aspetto
che colpisce nella finanza è la distanza tra le presunte “leggi generali”
del mercato e la realtà di chi opera in borsa. A parole, tutti operano
rispettando queste leggi, nella realtà di tutti i giorni, ad esempio al New York
Stock Exchange, si fa tutt’altro. Una tale distanza tra “teoria”
ed “esperienza” è difficile da immaginare. Spero proprio che in
futuro emergano approcci più “sperimentali” in economia.
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