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Quanti abitanti può sostenere il nostro pianeta? PDF Stampa E-mail

giovedì 12 marzo 2009 ore 21:00 (scaricate il file PDF della locandina)

Luogo: SMS-Rifredi, via Vittorio Emanuele 303, Firenze 

con Liano Angeli (Consulente internazionale della FAO) e Massimo Livi Bacci (docente di Demografia, Università di Firenze).

Moderatore: Paolo Politi (Istituto dei Sistemi Complessi, CNR)

Organizzato dall' Associazione Culturale Caffè-Scienza

 Caracas, Venezuela Sulla terra siamo 6 miliardi e 700 milioni e gli abitanti delle città hanno appena superato gli abitanti delle campagne. Quanto ancora possiamo crescere di numero? Se non ci saranno abbastanza risorse per tutti, cosa faranno, o stanno già facendo, gli uomini per contendersele? Pur essendo invocato il contenimento demografico, non è chiaro se misure come pianificazione familiare o sviluppo economico saranno sufficienti, così come non è chiaro se gli oltre 800 milioni di affamati siano dovuti a mancanza di cibo o dei soldi per comprarlo, e quanto la diffusione dei biocombustibili contribuirà all'aumento dei prezzi degli alimenti. E intanto, invece, in Europa la popolazione invecchia e si fanno meno figli, e senza la temuta immigrazione si corre il rischio di un’implosione demografica.

Contatti: Paolo Politi, tel. 055 5226686

 


 

  • Articolo Senza bambini?, di Russell Shorto, Internazionale, 29 agosto 2008).[File PDF , 8 pagine]. Nell'articolo è citata la frase di David Willetts, politico conservatore britannico "vivere in casa dei genitori è un anticoncezionale efficacissimo".
  • In fondo, alcune domande che si vanno ad aggiungere a quelle formulate nella scheda del dibattito.

Struttura dell'intervento di Liano Angeli.
  1. Prospettive per l'alimentazione della popolazione mondiale (World Agriculture: towards 2015/2030 – an FAO perspective):

      * sviluppi storici e situazione attuale,

      * Popolazione, redditi e povertà: previsioni al 2015, al 2030 e al 2050.

      * La tragica situazione dell'Africa sub-Sahariana.

      * Produzione e accesso al cibo. Produzioni: vegetali, animali, pesca, foreste.

      * Biotecnologie, OGM e tecniche di controllo per l'uso non autorizzato (GURTs).

      * Principio di “equivalenza” e principio di “precauzione”.

      * Aspetti ambientali delle risorse naturali in agricoltura e metodi di lotta (IPM, IPNS, NT/CA).

      * Ruolo dell'agricoltura nel cambiamento climatico 

  1. The Global Hunger Index (GHI) - (The Challange of Hunger, Welt Hunger Hife – International Food Policy Research Institute)

      *Il concetto del GHI

      * Gli effetti delle guerre e dell'AIDS nell'aumento della fame nel mondo (il GHI in 119 paesi.

      * Il GHI nei vari paesi.  

  1. Dal WFS del 1996 al Rapporto del 2008 del Millennium Development Goals (The Millennium Development Goals Report,  2008 – United Nations).
 
  1. I recenti aumenti dei prezzi dei prodotti agricoli: fattori determinanti ed effetti sull'aumento della povertà.  (OECD-FAO Agricultural Outlook 2008-2017).

    * avverse condizioni climatiche,

    * produzione di biocarburante: etanolo e biodisel

 

 


Riassunto molto personale del capitolo "Il futuro" del libro di Massimo Livi Bacci Storia minima della popolazione del mondo. A parte la sezione Il divario Nord-Sud e le grandi migrazioni, il riassunto è basato sull'edizione 2002 del libro, non su quella più recente.

 

Popolazione e autoregolazione

La popolazione mondiale è cresciuta enormemente negli ultimi due secoli, ma ora sembra che stia rallentando la propria crescita. Ha raggiunto il primo miliardo con le macchine a vapore, il secondo alla fine della prima guerra mondiale, il terzo al tempo delle esplorazioni spaziali, il quarto nel 1973, il quinto quattordici anni dopo, il sesto nel 1998, undici anni dopo. Per il prossimo miliardo bisogna aspettare più di undici anni e per l'ottavo un periodo ancora maggiore: ecco quindi il rallentamento della crescita.

A fronte di questo aumento (seppur rallentato) ci sono risorse limitate: il progresso tecnico riuscirà a sopperire (punto di vista ottimistico) o saremo noi a perire (punto di vista catastrofista)? Probabilmente, come sempre nella storia, alcune popolazioni riusciranno a regolarsi e adeguarsi meglio di altre.

I numeri del futuro


Ma come possiamo essere "sicuri" dei dati della popolazione futura? Innanzitutto a causa della inerzia della popolazione, per cui un cinquantenne non si crea né si distrugge: se c'è, è perchè venti anni prima era un trentenne (magari in un altro paese, è vero). Quindi la sola conoscenza della popolazione attuale divisa in fasce di età permette di avere informazioni sulla popolazione futura. Ovviamente bisogna integrare il tutto con ipotesi sul tasso di fecondità e di mortalità. Assumendo una fecondità pari a due figli per donna e un tasso di mortalità costante, avremmo (quindi, solo a causa della inerzia della popolazione) che nei primi cinquant'anni di questo secolo, la popolazione cresce del 10% in America del nord, del 23% in Asia orientale, del 42% in America latina e Asia meridionale, del 50% in Africa, e invece diminuisce in Europa.

Se nel 1950 tra i dieci paesi più popolati ce n'erano sei del mondo "occidentale", nel 2050 solo gli Stati Uniti ci saranno. Se nel 1950 non c'era nessun paese africano fra i primi dieci, nel 2050 ce ne saranno tre: Nigeria, Repubblica Democratica del Congo e Etiopia. Se nel 1950 i paesi che si affacciano sulle rive nord del Mediterraneo avevano una popolazione doppia di quelli del sud, nel 2050 la situazione sarà invertita.

Il divario Nord-Sud e le grandi migrazioni

Per quanto riguarda le migrazioni, la percezione che se ne ha adesso non deve far dimenticare che nel mezzo secolo precedente la prima guerra mondiale si ebbero flussi maggiori di quelli attuali. Ad esempio, negli anni novanta il saldo migratorio tra paesi in via di sviluppo e paesi sviluppati è stato dell'ordine di due milioni e mezzo l'anno. Immediatamente prima della prima guerra mondiale solo gli Stati Uniti (con una popolazione di circa cento milioni) assorbiva un milione di immigrati l'anno. Se consideriamo non i flussi, ma il numero totale di migranti (persone nate all'estero o cittadini stranieri) in tuttol il mondo si passa da 73 milioni nel 1960 a 145 milioni nel 2000, che in percentuale della popolazione mondiale significa un tasso circa costante del 2,5%.

Quello che succederà in futuro ai flussi migratori dipende da molti fattori: disuguaglianze demografiche (paesi poveri con popolazione in crescita e alcuni paesi ricchi che stanno regredendo); disuguaglianze economiche (in aumento); politiche migratorie (restrittive); geografia dei sistemi migratori (ai "poli di attrazione" del nord America, dell'Europa e di alcuni stati del Golfo si sta aggiungendo un quarto polo nel sud-est asiatico).

La sostenibilità della lunga sopravvivenza


Per quanto la storia dell'ultimo secolo e le tendenze in atto possano indurre all'ottimismo per quanto riguardo l'aumento della speranza di vita sia nei paesi più che meno sviluppati, occorre valutare gli elementi di sostenibilità biologica, politica e economica.

Sostenibilità biologica significa doversi confrontare con il riemergere periodico di malattie che si credevano sconfitte (tubercolosi, malaria, colera) e con malattie nuove, a partire dall'Aids, che sembra gestibile nei paesi ricchi, ma insostenibile in alcuni paesi poveri.

La (non) sostenibilità politica è illustrata dall' Unione Sovietica, che all'inizio delgi anni 60 aveva una speranza di vita simile a quella di altri paesi sviluppati, ma che poi l'ha vista diminuire invece di aumentare.

La sostenibilità economica si riferisce alle spese crescenti (in sanità e pensioni) indotte da una popolazione che vive sempre di più.

Limiti mobili

La domanda "Quanti abitanti può sostenere il pianeta?" permette di delineari alcuni scenari futuri, da quello della "crescita continua" a quello di una stabilizzazione tranquilla a una popolazione di equilibrio, da quello di una stabilizzazione conflittuale a quello di un collasso.

Limiti emergenti

La relazione tra popolazione, sviluppo, disponibilità di materie prime, energia, cibo e impatto sull'ambiente, può essere vista sotto vari aspetti. 1) La non sosteniblità di una crescita nel consumo di risorse non rinnovabili. 2) L'incidenza della crescita demografica e della domanda di cibo sulla produzione e dull'ambiente. 3) Se l'aumento di richiesta di cibo determina una intensificazione della agricoltura, quali effetti si hanno nella disponibilità di spazi, magari fragili dal punto di vista ecologico? 4) Quali gli effetti della crescita demografica sull'ambiente, a partire dall'inquinamento e dal riscaldamento globale?

Alcuni dei punti precedenti sono sviluppati nell'articolo  Popolazione e clima: le incerte relazioni.


Calcoli e valori

Cosa possiamo fare per cercare di regolare e gestire i processi demografici e le loro conseguenze? Bisogna innanzitutto rendersi conto che l'inerzia (demografica) della popolazione e la tendenza a non riconoscere per tempo certi segnali di pericolo (ad esempio per l'ambiente) fa sì che la nostra azione possa arrivare in ritardo e che le sue conseguenze non abbiano un effetto immediato. In più, il commercio mondiale dei beni, a partire dal cibo, tende a disaccoppiare l'azione del consumare da quella di capire il suo effetto sull'ambiente. Tendiamo a legare consumo e produzione (in senso lato) solo attraverso il prezzo del bene e ci preoccupiamo solo quando, improvvisamente, il prezzo aumenta.

In passato le migrazioni sono state valvole di sfogo, ma adesso la valvola non viene accettata (per ragioni politiche ed economiche)  e comunque è meno funzionante per la mancanza di territori "vergini" adatti all'insediamento umano.

L'autore conclude scrivendo che "È perciò verosimile che si stia entrando in una fase storica -- di lunghezza indeterminata -- durante la quale la  crescita della popolazione cesserà di produrre rendimenti crescenti, potendo invece causare forti diseconomie di scala. Vi è perciò una giustificazione teorica per il controllo delal crescita demografica, che diventa un elemento strategico per la sopravvivenza globale accettabile non solo per calcolo di convenienza, ma anche per un intrinseco valore."

 


Note in libertà dal libro  La popolazione del pianeta.

Prime conferenze accademiche promosse dall'ONU sulla popolazione: 1954 (Roma), 1965 (Belgrado). Successivamente, conferenze ONU intergovernative: 1974 (Belgrado), 1984 (Città del Messico), 1994 (Il Cairo). Altre date importanti: 1968 (Club di Roma), 1972 (pubblicazione del Rapporto sui limiti dello sviluppo), 1980 (Rapporto Brandt).

Storicamente, il problema del contenimento demografico si è pensato fosse risolvibile con la pianificazione familiare o con lo sviluppo sociale ed economico del paese. Ultimamente, sembra che il tema della popolazione sia scomparso dall'agenda dell'ONU.

Nel 1997 sono il 60% le donne dei paesi in via di sviluppo che usano metodi contraccettivi.

Da pagina 57: Nel dicembre del 1991 Rao, allora Primo Ministro dell'India, parlando a un gruppo di studiosi indiani e internazionali dei problemi della popolazione e dello sviluppo, elencò e sostenne con vigore e convinzione almeno cinque buone ragioni perché in India si attuasse un controllo delle nascite diffuso, continuo e intenso. La principale era che con un tasso medio annuo di incremento della popolazione all'epoca pari a poco meno del 2%, la crescita del prodotto interno lordo avrebbe dovuto essere molto elevata per far fronte alle necessità della popolazione che ogni veniva ad aggiungersi (ben 16 milioni) e alle necessità fortissime - in campo di alimentazione, abitazione, lavoro, salute, istruzione - di quella già esistente.

Ma poi aggiunse che se invece che a studiosi avesse dovuto parlare a una comunità rurale dell'India nessuna di quelle buone ragioni sarebeb riuscita convincente, per il fatto che: a) quando l'economia è rurale, nuove braccia assicurano un miglior sfruttamento della terra disponibile e, per di più, già dall'età di 4-5 anni il bambino contribuisce all'economia familiare, aiutando la madre nelle mansioni domestiche, portando i pasti al padre e ai fratelli nei campi, dando da mangiare agli animali ecc.; b) quando la mortalità infantile è elevatissima e le pensioni inesistenti (salvo che per i dipendenti dello stato) e il risparmio praticamente impossibile, un gran numero di figli è necessario perché ne sopravvivano un numero sufficiente a mantenere i genitor in vecchiaia; c) quando l'istruzione è praticamente nulla e cultura e valori si trasmettono oralmente, è difficile sradicare il concetto che l'alta fecondità sia un valore positivo specise se, com'è in India, è anche oggetto di culto religioso. E questo per citare soltanto alcuni dei fattori che rendono difficile e lungo il processo del calo della fecondità  legato soltanto a politiche demografiche, senza quindi che vi siano coercizione e/o politiche economiche, sanitarie, educative di accompagno e sostegno.

 La Cina ha il 20% della popolazione mondiale e il 7% della terra arabile del pianeta. L'Europa ha raggiunto il massimo della propria popolazione in percentuale su quella mondiale all'inizio del ventesimo secolo, con il 25% circa. Adesso è alla metà, circa il 12%.

 L'attuale tasso di fecondità in Italia è attorno a 1,2-1,3 (numero medio di figli per donna in età feconda).

Confronto della struttura in età della popolazione di Italia ed Etiopia (che hanno circa la stessa popolazione totoale). In Italia c'è circa un anziano (sopra i 65 anni) per ogni giovane (sotto i 15 anni). In Etiopia ci sono quasi 20 giovani per ogni anziano.

 Da pagina 123: discorso ufficiale di Yashwant Sinha, ministro degli esteri dell'India, al Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, organizzato a Johannesburg dall'Onu nel settembre 2002. "I poveri non  sono i più grandi consumatori delle risorse del mondo; lo sono i ricchi. Il concetto di sviluppo sostenibile pone un carico ineguale ai paesi in via di sviluppo dal momento che le loro aspirazioni allo sviluppo sono considerate una minaccia potenziale alla prosperità dei paesi sviluppati e vengono tenute sotto stretta osservazione. Dall'altra parte, i paesi sviluppati, che per definizione hanno vinto la sfida dello sviluppo, perseguono la crescita e una accresciuta prosperità senza una parallela stretta osservazione in termini di sostenibilità."

 La popolazione cresce e le disparità aumentano.

 

 


Riassunto più che sintetico del libro I padroni del cibo, di Raj Patel.

 

Il titolo originale del libro di Raj Patel è Stuffed and starved, cioè Obesi e affamati. Questo titolo e il titolo italiano (I padroni del cibo), condensano i due fili conduttori principali del libro. Il primo cerca di spiegare come il quasi miliardo di affamati nel mondo e il miliardo di obesi non siano dati in contraddizione, ma entrambi figli (naturali) dello stesso sistema alimentare mondiale, e qui veniamo al secondo filo conduttore.

Il sistema alimentare, dalla produzione alla lavorazione alla distribuzione fino al consumo, ha una struttura a forma di clessidra, con tanti agricoltori, tanti consumatori, ma in mezzo un collo di bottiglia con pochissimi grandi distributori che fanno la parte del leone. Sono questi i padroni del cibo di cui parla il titolo italiano.


 Domande:

  • Bisogna considerare l'attuale fenomeno dell'immigrazione come un dato di fatto inevitabile che dobbiamo solo cercare di gestire al meglio, oppure bisognerebbe cercare di affrontarlo a monte, con politiche fatte in accordo con i paesi di provenienza e di passaggio?
  • Quando sono importanti i sussidi statali in agricoltura?
  • Quali sono i principali flussi del cibo a livello mondiale?
 
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