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Fukushima 7 aprile

pubblicato 08 apr 2011, 02:58 da Franco Bagnoli

La nota di oggi avrebbe dovuto essere l’ultima di una serie, iniziata alla fine di marzo. La nota era destinata ad una prima riflessione su ciò che possiamo imparare in Italia dall’esperienza del grande incidente in Giappone. La situazione dei 4 reattori a Daiichi era, infatti, definita come sempre “molto grave” (citazione letterale dagli ultimi bollettini IAEA) ma ormai stabilizzata e destinata a vedere, nei prossimi mesi ed anni, una serie molto lunga di azioni degli operatori dell’impianto.

[L’obiettivo di tali azioni è il recupero del controllo della situazione all’interno del contenimento primario, attraverso il ripristino di una normale circolazione dell’acqua di raffreddamento ed una ricognizione accurata dei danni alle strutture, alla strumentazione ed, in primis, al combustibile.]

Si era anche accennato al fatto che, a Fuksuhima, vi era stata, a differenza di Chernobyl, una buona tenuta di alcune delle strutture dedicate ad  isolare il materiale radioattivo dalla biosfera e questa circostanza (assieme ad altre) portava a considerare come realistico un rapporto tra Fukushima e Chernobyl pari a circa 1/10 per  ciò che riguarda l’ammontare del rilascio.

Notizie di stampa (http://www.nytimes.com/2011/04/06/) danno ora notizia di un rapporto della US NRC (purtroppo non disponibile, e quindi un’analisi critica degli argomenti qui di seguito riportati non è, per il momento, possibile) che genererebbe molte incertezze sul percorso prima delineato.

Qui di seguito gli argomenti salienti che formerebbero l’ossatura del rapporto dell’NRC:

  1. l’effetto combinato  dell’estesa fusione del combustibile e della formazione  di depositi salini, come conseguenza della refrigerazione con acqua di mare, fanno sì che, verosimilmente, la circolazione dell’acqua di raffreddamento nel nocciolo sia impedita (unità1) o gravemente limitata (unità 2 e 3);
  2. è tuttora presente il rischio di ulteriori esplosioni dovute all’idrogeno generato dal contatto dell’acqua marina con le incamiciature del combustibile: la recentissima azione, degli operatori della centrale, di iniettare nel contenimento primario azoto, per inertizzarne l’atmosfera, testimonia di questo rischio;
  3. il sovraccarico di peso su vessel e struttura di protezione, associato alle tonnellate di acqua che vi sono state introdotte per sopperire all’arresto della regolare circolazione di routine e  di quella di emergenza, può provocare danni in una misura difficilmente quantificabile, in strutture già fortemente sollecitate dal terremoto dell’11 marzo;
  4. il rapporto raccomanda alle autorità di controllo di proseguire con l’aggiunta di Boro all’acqua di raffreddamento. Il Boro è un efficace assorbitore di neutroni e l’azione è mirata a prevenire ritorni di criticità, fenomeno al quale si era dedicato spazio in una precedente nota.

Ciascuno di questi elementi è potenzialmente capace di provocare seri danni all’integrità del contenimento primario e, se ciò dovesse avvenire, la scala delle conseguenze dell’evento di Fukushima  subirebbe un deciso peggioramento.

Questi aspetti rivestono, secondo l’opinione di che scrive, un significato assai più inquietante di altri avvenimenti dall’aspetto indubbiamente sconcertante, quali ad esempio lo scarico in mare di migliaia di tonnellate di acqua debolmente contaminata, proveniente dall’impianto di trattamento dei rifiuti e da altre strutture, per disporre di volumi per lo stoccaggio di acqua ad elevata contaminazione.

Eugenio Tabet

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