Atomic café

Dato l'interesse dimostrato dal caffé-scienza "cosa possiamo imparare dal Giappone", abbiamo deciso di costruire una pagina di aggiornamenti sulla situazione dell'emergenza nucleare in Giappone e argomenti relativi.

Potete seguire le notizie anche abbonandovi al feed.

Link utili:

http://en.wikipedia.org/wiki/Fukushima_I_nuclear_accidents
scienzaedintorni, il blog di Aldo Piombino
nuclear café, il sito della American Nuclear Society
arpat news, il sito dell'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente in Toscana
http://www.unisi.it/fisica/dip/dida/biotecfapp/ Si possono scaricare delle slide di fisica del nucleo e interazione radiazione-materia
http://it.wikipedia.org/wiki/Energia_nucleare mi sembra fatta bene e comprende anche una analisi dei costi dell'energia nucleare.




P.S. Atomic café è anche un film del 1982. (http://it.wikipedia.org/wiki/The_Atomic_Cafe)

Da Chernobyl a Fukushima: 25 anni dopo, una storia che si ripete

pubblicato 3 set 2011, 23:19 da Franco Bagnoli

di Pierpaolo Mittica
Il reportage dell'inviato di Mondo in cammino e fotoreporter Pierpaolo Mittica  nella zona di esclusione (No-Go Zone) di Fukushima

http://www.progettohumus.it/public/forum/index.php?topic=1930.0

Lo smaltimento dei rifiuti nucleari richiede una pianificazione millenaria

pubblicato 12 ago 2011, 01:16 da Franco Bagnoli

2011/07/22 http://www.asahi.com/english/TKY201107210365.html

Hirohito Ohno (The Asahi Shimbun)


Thomas Sebeok (1920-2001) era un ricercatore americano di semiotica e professore della Indiana University quando propose l'istituzione di un "sacerdozio atomico" in un rapporto  presentato al Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti nel 1984.

Il problema che gli era stato proposto dal dipartimento era: Come si fa a mettere in guardia le future generazioni dall'estremo pericolo rappresentato delle scorie nucleari altamente radioattive sepolte nei profondi depositi sotterranei? Se qualcuno nel futuro scavasse questi rifiuti ignaro del pericolo, le conseguenze sarebbero catastrofiche per la società. Non si tratta di archeologia indutriale. Si prevede che le scorie restino tossiche per 10.000 anni, o 300 generazioni. Questa è un lasso di tempo difficile da razionalizzare. Tanto per fare un esempio, se si inverte l'orologio, si vede come la razza umana fosse nell'età della pietra 10.000 anni fa.

Tra 10 millenni le lingue che stiamo usando oggi probabilmente si saranno notevolmente trasformate, se non diventate ormai lingue morte. Non c'è alcuna garanzia che anche le immagini trasmetteranno ancora il loro significato come lo intendiamo oggi. Segni e simboli sono pienamente compresi solo nel loro contemporaneo contesto socio-culturale. Il loro significato diventerà sempre più ambiguo con ogni passaggio generazionale.

Il sacerdozio atomico proposto da
Sebeok sarebbe una comunità autoalimenta, che impiegherebbe un "sistema folcloristico" per mantenere in vita il suo messaggio per i millenni a venire.

Il "villaggio atomico"
Giapponese, formato da burocrati ed esperti di nucleare, è stato occupato diffondere il suo "mito della sicurezza", facendo credere alla gente la loro tesi che la produzione di energia nucleare è sicura. La missione del "sacerdozio atomico", invece, sarebbe quella di perpetuare la sua "tradizione di pericolo". Penso che una organizzazione religiosa, come quello proposta da Sebeok, potrebbe essere adatta per la sua missione a lungo termine ponendo un tabù sul sito di interramento dei rifiuti.

Una volta ho scritto un rapporto su una scuola elementare che doveva essere trasferito per sfuggire gli effetti delle radiazioni. No, la scuola non era nella prefettura di Fukushima. Era nel sobborgo parigino di Nogent-sur-Marne in Francia.

Un impianto di estrazione del radio è stato costruito in questo comune nel 20esimo secolo, a quanto pare con l'aiuto di Pierre e Marie Curie, co-scopritori del radio. La scuola in questione è stata costruita nel 1969. Circa 20 anni più tardi,
la notizie che radiazioni erano state rilevata lì ha generato titoli sensazionali. I membri del corpo docente, che hanno trascorso lunghe ore in quel posto, pensano essere stati esposti a circa 14,5 millisievert per anno di radiazioni. Molto lavoro è stato fatto per eliminare le radiazioni residue dai locali, ma la rimozione si è dimostrata essere solo parziale, e non potrebbe mai dissipare completamente le preoccupazioni dei genitori.

Questo non è l'unico esempio di "eredità" lasciata dalla ricerca pionieristica radiologia in Francia e sta diventando una sorgente di grandi preoccupazioni per questa nazione.  Fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, la Francia è stata teatro di una produzione di massa di merci che contenevano radio, spacciati come frutti della sua scienza avanzata. I prodotti variano da apparecchiature mediche a cosmetici, dentifrici, caffettiere, orologi e persino vestiti infantili.

Oggi,
si ritiene  che molti di questi prodotti siano giro nelle vecchie case, dimenticati come oggetti comuni.
Un funzionario del governo francese incaricato di individuare tali elementi ha spiegato: "Essi emettono solo radiazioni di basso livello,
ma se si rimane vicino a loro per qualche ora, vi verrà irradiati con una dose che supera facilmente il livello di sicurezza annuale". 

Yoshihira Doi, 70 anni, un attivista ambientale nella città di Tottori, ha osservato: "Nel promuovere l'energia nucleare, si presta poca attenzione a ciò che accadrà dopo."

In seguito alla scoperta di un deposito di minerale di uranio in Ningyo-Toge,  lungo il confine tra Tottori e la prefettura di Okayama,
nel 1956  è iniziata l'estrazione mineraria di uranio. Ma il basso tenore di uranio ha reso l'operazione non redditizia, e gli operatori si sono tirati fuori a metà degli anni 1960. Nel 1988, tuttavia, è stata rilevata della radiazione negli enormi cumuli di terra scavata, abbandonati intorno alla vecchia miniera.

I tumuli formano delle basse colline, già ricoperta di erbacce e arbusti; Doi e un gruppo di residenti locali hanno lanciato una petizione per la loro rimozione. Ma i cumuli non sono stati rimossi che 18 anni dopo, in seguito a ripetute trattative e azioni legali con l'ex
Power Reactor and Nuclear Fuel Development Corporation (oggi Japan Atomic Energy Agency) e le prefetture e i comuni interessati.

"Lasciar perdere, ignorare, perdere o procrastinare" sembra essere il modo di gestione della radiazione in Giappone e Francia.
Questo riguarda casi che sono vecchi solo di pochi decenni, non 10.000 anni.


Parlando dalla sua esperienza come attivista, Doi ironizza "Se pensate che tutti possono tenere in deposito scorie nucleari sicure, benvenuti nel mondo della fantasia fantascientifica". Doi sottolinea le sfide tecniche e problematiche inerenti la società. Nel corso dei secoli a venire, ci saranno sconvolgimenti politici, ci possono essere guerre, e quasi tutte le aziende attualmente esistenti scompariranno.

"Allora chi rimarrà ad assumersi la responsabilità?
Ci sono voluti anni per eliminare solo questi cumuli di sporcizia (dalla miniera di uranio)", ha dichiarato Doi. "Si può immaginare quanto sarà erculeo il compito di disporre di tutte le macerie nell'impianto di energia nucleare di Fukushima".


La radioattività ha per il suo calendario, mentre noi esseri umani abbiamo il nostro tempo, facciamo confusione e ripetiamo i nostri errori.
Posso vedere come sarà sempre più difficile arrivare a "sincronizzare" i due tempi.


Nel 2009, la Nuclear Regulatory Commission (NRC) degli Stati Uniti ha manifestato la sua decisione di non pensare solo per i 10.000 anni a venire, ma per milioni di anni, per quanto riguarda il livello di radiazione stimato in un
impianto di smaltimento permamente ad alta radiazione di rifiuti nucleari in programma in Nevada. Invertendo l'orologio di nuovo, il nostro pianeta 1 milione di anni fa era abitata dagli uomini scimmia Pithecanthropus Erectus.


Forse se possiamo fare affidamento su qualcosa che ci permetta di gestire correttamente i materiali radioattivi, non è tanto il progresso scientifico o sociale quanto la nostra evoluzione verso una specie che può costruire una società stabile e sicura.


* * *

Hirohito Ohno è il curatore della sezione Op-Ed di The Asahi Shimbun.

traduzione Google translator/Franco Bagnoli durante una lezione non molto interessante...

SINDROME GIAPPONESE

pubblicato 23 lug 2011, 01:10 da Franco Bagnoli

 Analisi e prime valutazioni dell’incidente di Fukushima

di Giorgio Ferrari e Angelo Baracca
(giorgio.giorgio@alice.it, baracca@fi.infn.it)


Avvertenza
Cause di forza maggiore ci costringono a fare uscire per ora questo report provvisoriamente incompleto: le parti riguardanti gli aspetti tecnici degli incidenti e le loro conseguenze è completa e aggiornata a questa data, mentre manca per ora la parte riguardante i rilasci radioattivi e i danni per la salute (Par. 6), per il quale ci avvaliamo della collaborazione del Dott. Ernesto Burgio, temporaneamente impossibilitato a svolgere questo compito. Appena sarà possibile faremo circolare una versione completa anche di questa parte.

Il report può essere scaricato anche da

http://www.fisicamente.net/SCI_SOC/index-1916.htm

http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/ambiente/documenti_1311190262.htm

www.ecceterra.org

www.semisottolaneve.org

Fukushima 13 aprile

pubblicato 13 apr 2011, 03:14 da Franco Bagnoli

Notizie inquietanti provenienti da Fukushima, seppure di fonte giornalistica (Agenzia Kyodo news), stimolano a riprendere la serie dei commenti sull’evoluzione dello stato dei reattori a Daiichi e sulle possibile conseguenze del grande incidente dell’11 marzo.

  1. Evoluzione dell’incidente.

La stima (ricordata nelle nota di ieri) che assegna al rilascio da Fukushima un valore dell’ordine del 10% di quello di Chernobyl potrebbe non corrispondere al bilancio finale dell’evento, poichè si lascia intendere (dalla TEPCO) che quel bilancio potrebbe perfino eccedere quello del reattore sovietico. [E’ utile in proposito ricordare che l’inventario radioattivo iniziale complessivo  dei 3 reattori gravemente danneggiati di Fukushima è circa il doppio di quello dell’unità 4 di Chernobyl.] Questa ipotesi fa comprendere che l’integrità del contenimento dei 3 reattori di Daiichi è in uno stato precario e che non vi è alcuna certezza di poter riprendere in mano il completo controllo della situazione.

  1. L’inventario radioattivo. 

Si ricorderà (cfr. la nota dell’inzio di aprile) il grafico che descrive l’andamento della potenza termica da smaltire, in funzione del tempo.

Il rapido calo iniziale di quella potenza è dovuto essenzialmente al veloce decadimento di molti nuclidi a breve vita media: lo stesso non avviene, sfortunatamente, per l’attività totale dei radionuclidi più importanti dal punto di vista radiologico (sanitario).

            La figura qui inserita mostra l’andamento dell’attività di questi nuclidi  in funzione del tempo.

 

Come si vede, a un mese dallo spegnimento dell’impianto la riduzione è di circa un fattore 5, poco se paragonato a quello della potenza termica del decadimento, che è calata di quasi due ordini di grandezza. Ciò vuol dire che la dimensione di un eventuale rilascio tardivo, di tipo catastrofico, non sarebbe  così drasticamente ridimensionata dall’intervallo temporale che ci separa dall’incidente.

E’ molto significativo, a tale proposito, che la US Nuclear Regulatory Commission abbia mantenuto la raccomandazione del 16 marzo, per i cittadini USA in Giappone, con l’invito a rimanere ad oltre 80 km dal sito nucleare (si veda, su questo punto, la nota del 10 aprile).

Tutto ciò che precede, occorre ripeterlo, indica che molti degli elementi utili per una comprensione adeguata dello stato degli impianti non sono ancora in possesso dell’esercente e delle autorità di controllo. Ciò accade per una serie di ragioni probabilmente legate, da un lato, alla difficoltà di ispezioni in loco a causa dello stato disastroso dei reattori [come si è visto con terribile evidenza nelle foto apparse su questo sito] e degli elevati livelli di radiazione in prossimità delle zone critiche, dall’altro al fatto che almeno parte della strumentazione è stata messa fuori uso dagli stessi eventi che hanno portato alla fusione di parti significative del combustibile. La medesima incertezza, sfortunatamente, contraddistingue la conoscenza dello stato della piscina del combustibile (reattore n. 4), capace anch’essa di dare luogo a rilasci veramente cospicui.

Nessuna delle Agenzie deputate ad espimersi sulla sicurezza di Fukushima (la NISA e l’IAEA in particolare) ha, al momento, delineato uno scenario capace di descrivere lo sviluppo futuro degli eventi.

L’autore di queste note non può fare altro che citare le parole finali del Conte di Montecristo (A. Dumas): “Aspettare e sperare”.

Eugenio Tabet


 

Fukushima 12 aprile: mini addendum

pubblicato 12 apr 2011, 02:44 da Franco Bagnoli

Circa una settimana fa avevamo presentato una stima preliminare del rilascio da Fukushima,

"Quanto è stato grave l’incidente di Fukushima?",

con le seguenti conclusioni:

a. il rilascio  complessivo dai tre reattori danneggiati  dovrebbe corrispondere a circa il 10% di quello di Chernobyl;

b. il livello INES dovrebbe corrispondere a 7.

Oggi l'Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare ed industriale (NISA) ha deciso di alzare a 7 il livello INES
di Fukushima, stimando che (ad oggi) la quantità totale  di materiale radioattivo rilasciato in atmosfera sia circa 1/10
di quella di Chernobyl. E' sconcertante che tale conclusione sia stata così tardiva.

Ciò che ora manca è una mappatura sistematica dei livelli di contaminazione a distanze
via via crescenti dall'impianto.

Eugenio Tabet

C’è qualcosa da imparare da Fukushima?

pubblicato 11 apr 2011, 03:38 da Franco Bagnoli

E’ naturale che gli eventi giapponesi abbiano catalizzato un ragionamento sulle nostre eventuali prospettive nucleari, e, in particolare, sulla localizzazione dei nuovi reattori e sulle garanzie di sicurezza che l’esercente e l’Autorità di controllo potranno offrire ai cittadini del nostro Paese.

 La complessità dei problemi è nota a tutti: qui mi limito ad esporre alcuni argomenti sul tema della sicurezza degli impianti e sulla gestibilità, in condizione di incidente, di un insediamento nucleare nel territorio italiano (altri, quali ad esempio quelli di natura economica, esulano dalle mie competenze). Per brevità schematizzerò gli argomenti per punti:

1. E’ possibile un grave incidente (che può perfino trasformarsi in un evento catastrofico) in un reattore nucleare di concezione e fabbricazione occidentale? A questa domanda a ridosso di Chernobyl si rispondeva in modo negativo, argomentando con l’evidente superiorità dei reattori fabbricati in occidente, in particolare per quanto riguarda i sistemi di contenimento.

Ma già in un Rapporto del Laboratorio di Fisica dell’Istituto Superiore di Sanità (Annali ISS, 23, 2, 1987), pubblicato all’indomani di Chernobyl, si metteva in evidenza, al contrario, che (testuale) “la concezione stessa dei reattori dell’attuale generazione porta all’impossibilità di escludere l’accadimento di incidenti ai quali sia associabile la liberazione nell’ambiente di elevate quantità di elementi radioattivi”. Oggi sappiamo che quelle previsioni erano fondate.

La nuova generazione di centrali, basate su reattori di tipo “evolutivo” (nel nostro Paese dovremmo installare unità EPR da circa 1600 MWe) ha senza dubbio progredito sul terreno della sicurezza, in particolare per i sistemi di emergenza, il contenimento del combustibile, la protezione contro la caduta di un aereo ed altri aspetti ancora. Tuttavia, la possibilità di un grave incidente che, a seguito della fusione del combustibile nucleare, porti all’esterno dell’impianto una frazione ragguardevole dell’inventario radioativo  non può ancora essere esclusa, anche se se ne è ridotta la probabilità. Per i lettori con  passione per gli aspetti più tecnici segnalo il sito della US Nuclear Regulatory Commission (NRC), http://www.nrc.gov/, all’interno del quale, con una certa pazienza, è reperibile una revisione critica dell’analisi di sicurezza dei reattori EPR.

2. Se un incidente grave dovesse avvenire in un paese con la densità demografica e l’uso intensivo del territorio quale è il nostro, le sue conseguenze, molto probabilmente, non sarebbero fronteggiabili. A mò di esempio, se per puro esercizio mentale si sposta l’incidente di Fukushima (così come si presenta oggi e provocato, semmai, da una diversa causa iniziale, s’intende) sul sito di Caorso (Piacenza), sede di una centrale BWR ormai dismessa, lo scenario che si presenterebbe sarebbe il seguente, seguendo il copione giapponese:

  1. l’evacuazione di Piacenza e Cremona, oltre che di altre località importanti;
  2. la sottrazione dall’uso agricolo  (a causa della contaminazione del terreno,  e per un tempo non inferiore a molti mesi) di una porzione di territorio non facilmente stimabile a priori ma verosimilmente valutabile almeno sulla scala del centinaio di km quadrati (si rammenti di quale zona agricola stiamo parlando).

[Per brevità si omettono altri aspetti essenziali dello scenario, quali le conseguenze sanitarie dell’esposizione di decine di migliaia di persone alle radiazioni: la valutazione della portata di ciò può effettuarsi con una serie di ipotesi sulla tempestività della dichiarazione di incidente, dell’evacuazione e del riparo al chiuso, della iodioprofilassi etc., e mediante una conoscenza realistica delle condizioni di diffusione atmosferica al momento del rilascio.] Anche strutture statali più solide delle nostre non reggerebbero all’urto di un evento di questa portata.

3. Sull’affidabilità delle istituzioni chiamate in Italia a garantire la più inflessibile obbedienza ai migliori standard di sicurezza nucleare è lecito nutrire i più gravi dubbi. Tra tutti, basterà ricordare che solo due dei membri dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare, di recentissima istituzione, sono esperti nel campo ove sono chiamati ad operare, essendo gli altri di tutt’altra esperienza. Più in generale, diversi episodi recenti, all’attenzione di tutti, hanno fornito una radiografia non incoraggiante delle capacità di intervento dello Stato in condizioni di emergenza.

4. Tra i diversi argomenti portati a favore dell’opzione nucleare ve ne è uno che non merita diritto di cittadinanza in una discussione basata su argomenti tecnici seri: si tratta dell’argomento secondo il quale, trovandosi in Francia, Svizzera e Slovenia impianti nucleari in esercizio, i cittadini italiani sono comunque soggetti agli eventuali rischi dovuti alle centrali nucleari,  senza goderne i benefici, esprimibili in termini economici, di maggiore indipendenza energetica etc. Ora, i reattori esteri più vicini alle nostre frontiere distano dai nostri capoluoghi di provincia ben oltre 100 km: si tratta di una distanza capace di assicurare un cospicua riduzione della contaminazione in aria e al suolo, tale da cambiare radicalmente le conseguenze dell’incidente a paragone di quelle da sopportare entro le prime decine di km dalla centrale. In questo contesto può essere interessante rammentare che il 16 marzo la NRC raccomandò ai propri concittadini residenti in Giappone di allontanarsi da Fukushima per almeno 80 km, basando questa raccomandazione sul calcolo della dose risultante da un gravissimo rilascio che la NRC aveva prudentemente ipotizzato, nell’incertezza allora prevalente sul corso degli eventi.

5. La concezione delle centrali nucleari attuali, anche di terza generazione, basate su impianti di grande taglia, non permette di garantire che il peggiore  rilascio sia contenuto entro limiti modesti ed accettabili. Per ottenere ciò occorrerebbe pensare a reattori di piccola taglia concepiti in modo radicalmente nuovo e basati su sistemi a sicurezza intrinseca. Di tali progetti ve ne sono stati diversi nel passato (anche di concezione italiana), ma l’ economia di scala che ha contrassegnato la fase commerciale dell’impresa nucleare li ha confinati in una posizione del tutto marginale. Non è nelle mie competenze valutare la possibilità che si determini un radicale mutamento di tendenza, negli anni avvenire, nella progettazione e nella costruzione delle centrali nucleari: il trend attuale mi pare che non presenti, tuttavia, soluzioni di continuità rispetto al passato.

Sul tema dell’attuale dibattito sul futuro energetico vorrei concludere con una citazione in versi:

“Per altra via, per altri porti

verrai a piaggia, non qui, per passare:

più lieve legno convien che ti porti.”


P.S. Questa nota conclude, a meno di non augurabili eclatanti novità da Fukushima, la serie apparsa su Atomic cafè.

 

Eugenio Tabet

Nucleare, energia e risparmio su Radio Moka

pubblicato 10 apr 2011, 12:00 da Franco Bagnoli

Abbiamo parlato di nucleare, petrolio, risparmio e uso razionale dell'energia su RadioMoka7 (Francesco Grasso, verso la fine della puntata)

Immagini aeree di Fukushima e altro materiale

pubblicato 10 apr 2011, 11:50 da Franco Bagnoli   [ aggiornato in data 11 apr 2011, 03:54 ]


http://cryptome.org/eyeball/daiichi-npp/daiichi-photos.htm

Potete dare un'occhiata a tutto il sito http://cryptome.org/

Ecco qui alcuni estratti



Photos shown are half-size of the originals.
Dates of photos taken from the EXIF data of the originals, supported by captions and credits later obtained from the Web.
 

ci sono delle immagini strepitose,

compreso quando lo tsunami entra nella centrale




allegato il piano antincendio per le centrali nucleari
e molta altra roba interessante

Antonello Trova

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