pubblicato 03/set/2011 23:19 da Franco Bagnoli
pubblicato 12/ago/2011 02:21 da Franco Bagnoli
pubblicato 12/ago/2011 01:16 da Franco Bagnoli
2011/07/22 http://www.asahi.com/english/TKY201107210365.html
Hirohito Ohno (The Asahi Shimbun)
Thomas Sebeok
(1920-2001) era un ricercatore americano di semiotica e professore della Indiana University quando propose l'istituzione di un "sacerdozio atomico" in un rapporto
presentato al Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti nel 1984.
Il problema che gli era stato proposto dal dipartimento era: Come si fa a mettere in guardia le future generazioni dall'estremo pericolo rappresentato delle scorie nucleari altamente radioattive sepolte nei
profondi depositi sotterranei? Se
qualcuno nel futuro scavasse questi rifiuti ignaro del pericolo,
le conseguenze sarebbero catastrofiche per la società. Non si tratta di archeologia indutriale. Si prevede che le scorie restino tossiche per 10.000 anni, o 300 generazioni. Questa è un lasso di tempo difficile da razionalizzare. Tanto per fare un esempio, se si inverte l'orologio, si vede come la razza umana fosse nell'età della pietra 10.000 anni fa.
Tra 10 millenni le lingue che stiamo usando oggi probabilmente si saranno notevolmente trasformate, se non diventate ormai lingue morte. Non c'è alcuna garanzia che anche le immagini trasmetteranno ancora il loro significato come lo intendiamo oggi. Segni e simboli sono pienamente compresi solo nel loro contemporaneo contesto socio-culturale. Il loro significato diventerà sempre più ambiguo con ogni passaggio generazionale.
Il
sacerdozio atomico proposto da Sebeok sarebbe una comunità autoalimenta,
che impiegherebbe un "sistema folcloristico" per mantenere in vita il
suo messaggio per i millenni a venire.
Il "villaggio atomico" Giapponese, formato da burocrati ed esperti di nucleare, è stato
occupato diffondere il suo "mito della sicurezza", facendo credere alla
gente la loro tesi che la produzione di energia nucleare è sicura. La missione del "sacerdozio atomico", invece, sarebbe quella di perpetuare la sua "tradizione di pericolo". Penso
che una organizzazione religiosa, come quello proposta da Sebeok,
potrebbe essere adatta per la sua missione a lungo termine ponendo un tabù
sul sito di interramento dei rifiuti.
Una volta ho scritto un rapporto su una scuola elementare che doveva essere trasferito per sfuggire gli effetti delle radiazioni. No, la scuola non era nella prefettura di Fukushima. Era nel sobborgo parigino di Nogent-sur-Marne in Francia.
Un
impianto di estrazione del radio è stato costruito in questo comune nel
20esimo secolo, a quanto pare con l'aiuto di Pierre e Marie Curie,
co-scopritori del radio. La scuola in questione è stata costruita nel 1969. Circa 20 anni più tardi, la notizie che radiazioni erano state rilevata lì ha generato titoli sensazionali. I membri
del corpo docente, che hanno trascorso lunghe ore in quel posto, pensano
essere stati esposti a circa 14,5 millisievert per anno di radiazioni. Molto lavoro
è stato fatto per eliminare le radiazioni residue dai locali, ma la
rimozione si è dimostrata essere solo parziale, e non potrebbe mai dissipare completamente le preoccupazioni dei genitori.
Questo
non è l'unico esempio di "eredità" lasciata dalla ricerca pionieristica
radiologia in Francia e sta diventando una sorgente di grandi preoccupazioni per questa
nazione.
Fino
allo scoppio della seconda guerra mondiale, la Francia è stata teatro di una
produzione di massa di merci che contenevano radio, spacciati come
frutti della sua scienza avanzata. I prodotti variano da apparecchiature mediche a cosmetici, dentifrici, caffettiere, orologi e persino vestiti infantili.
Oggi, si ritiene che molti di questi prodotti siano giro nelle vecchie case, dimenticati come oggetti comuni.
Un
funzionario del governo francese incaricato di individuare tali
elementi ha spiegato: "Essi emettono solo radiazioni di basso livello,
ma
se si rimane vicino a loro per qualche ora, vi verrà irradiati con una dose
che supera facilmente il livello di sicurezza annuale".
Yoshihira
Doi, 70 anni, un attivista ambientale nella città di Tottori, ha
osservato: "Nel promuovere l'energia nucleare, si presta poca
attenzione a ciò che accadrà dopo."
In
seguito alla scoperta di un deposito di minerale di uranio in
Ningyo-Toge, lungo il confine tra Tottori e la prefettura di Okayama, nel 1956
è iniziata l'estrazione mineraria di uranio. Ma il basso tenore di uranio ha reso l'operazione non redditizia, e gli operatori si sono tirati fuori a metà degli anni 1960. Nel 1988, tuttavia, è stata rilevata della radiazione negli enormi cumuli di terra scavata, abbandonati intorno alla vecchia miniera.
I
tumuli formano delle basse colline, già ricoperta di erbacce e arbusti; Doi
e un gruppo di residenti locali hanno lanciato una petizione per la
loro rimozione. Ma
i cumuli non sono stati rimossi che 18 anni dopo, in seguito a ripetute trattative e azioni legali con l'ex Power Reactor and Nuclear Fuel Development Corporation (oggi Japan Atomic Energy Agency) e le prefetture e i comuni
interessati.
"Lasciar perdere, ignorare, perdere o procrastinare" sembra essere il modo di gestione della radiazione in Giappone e Francia.
Questo riguarda casi che sono vecchi solo di pochi decenni, non 10.000 anni.
Parlando
dalla sua esperienza come attivista, Doi ironizza "Se pensate che tutti
possono tenere in deposito scorie nucleari sicure, benvenuti nel mondo
della fantasia fantascientifica". Doi sottolinea le sfide tecniche e problematiche inerenti la società.
Nel
corso dei secoli a venire, ci saranno sconvolgimenti politici, ci
possono essere guerre, e quasi tutte le aziende attualmente esistenti
scompariranno.
"Allora
chi rimarrà ad assumersi la responsabilità? Ci sono voluti anni per eliminare solo questi cumuli di
sporcizia (dalla miniera di uranio)",
ha dichiarato Doi. "Si
può immaginare quanto sarà erculeo il compito di disporre di tutte
le macerie nell'impianto di energia nucleare di Fukushima".
La radioattività ha per il suo calendario, mentre noi esseri umani abbiamo il nostro tempo, facciamo confusione e ripetiamo i nostri errori.
Posso vedere come sarà sempre più difficile arrivare a "sincronizzare" i due tempi.
Nel
2009, la Nuclear Regulatory Commission (NRC) degli Stati Uniti ha
manifestato la sua decisione di non pensare solo per i 10.000 anni a venire,
ma per milioni di anni, per quanto riguarda il livello di radiazione
stimato in un impianto di smaltimento permamente ad alta radiazione di
rifiuti nucleari in programma in Nevada.
Invertendo
l'orologio di nuovo, il nostro pianeta 1 milione di anni fa era
abitata dagli uomini scimmia Pithecanthropus Erectus.
Forse se
possiamo fare affidamento su qualcosa che ci permetta di gestire
correttamente i materiali radioattivi, non è tanto il progresso scientifico o sociale quanto la nostra evoluzione verso una specie che può
costruire una società stabile e sicura.
* * *
Hirohito Ohno è il curatore della sezione Op-Ed di The Asahi Shimbun.
traduzione Google translator/Franco Bagnoli durante una lezione non molto interessante...
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pubblicato 23/lug/2011 01:10 da Franco Bagnoli
pubblicato 04/mag/2011 07:37 da Franco Bagnoli
pubblicato 13/apr/2011 03:14 da Franco Bagnoli
Notizie
inquietanti provenienti da Fukushima, seppure di fonte giornalistica (Agenzia
Kyodo news), stimolano a riprendere la serie dei commenti sull’evoluzione dello
stato dei reattori a Daiichi e sulle possibile conseguenze del grande incidente
dell’11 marzo.
- Evoluzione dell’incidente.
La stima (ricordata nelle nota di ieri) che assegna al rilascio da
Fukushima un valore dell’ordine del 10% di quello di Chernobyl potrebbe non
corrispondere al bilancio finale dell’evento,
poichè si lascia intendere (dalla TEPCO) che quel bilancio potrebbe perfino
eccedere quello del reattore sovietico. [E’ utile in proposito ricordare che
l’inventario radioattivo iniziale complessivo dei 3 reattori gravemente danneggiati di Fukushima è circa il doppio di quello dell’unità 4 di Chernobyl.] Questa ipotesi fa
comprendere che l’integrità del contenimento dei
3 reattori di Daiichi è in uno stato precario e che non vi è alcuna certezza di poter
riprendere in mano il completo controllo della situazione.
- L’inventario radioattivo.
Si ricorderà (cfr. la nota dell’inzio di aprile) il grafico che
descrive l’andamento della potenza termica da smaltire, in funzione del tempo. Il rapido calo iniziale di quella potenza è dovuto essenzialmente al
veloce decadimento di molti nuclidi a breve vita media: lo stesso non avviene,
sfortunatamente, per l’attività totale dei radionuclidi più importanti dal
punto di vista radiologico (sanitario).
La figura qui inserita mostra l’andamento dell’attività di questi
nuclidi in
funzione del tempo. Come si vede, a un mese dallo spegnimento dell’impianto la riduzione
è di circa un fattore 5, poco se paragonato a quello della potenza termica del
decadimento, che è calata di quasi due ordini di grandezza. Ciò vuol dire che
la dimensione di un eventuale rilascio tardivo, di tipo catastrofico, non
sarebbe così drasticamente
ridimensionata dall’intervallo temporale che ci separa dall’incidente. E’
molto significativo, a tale proposito, che la US Nuclear Regulatory
Commission abbia mantenuto la raccomandazione del 16 marzo, per i
cittadini USA in Giappone, con l’invito a rimanere ad oltre 80 km dal
sito
nucleare (si veda, su questo punto, la nota del 10 aprile). Tutto ciò che precede, occorre ripeterlo, indica che molti degli
elementi utili per una comprensione adeguata dello stato degli impianti non
sono ancora in possesso dell’esercente e delle autorità di controllo. Ciò
accade per una serie di ragioni probabilmente legate, da un lato, alla
difficoltà di ispezioni in loco a causa dello stato disastroso dei reattori [come
si è visto con terribile evidenza nelle foto
apparse su questo sito] e degli elevati livelli di radiazione in prossimità
delle zone critiche, dall’altro al fatto che almeno parte della strumentazione
è stata messa fuori uso dagli stessi eventi che hanno portato alla fusione di
parti significative del combustibile. La medesima incertezza, sfortunatamente,
contraddistingue la conoscenza dello stato della piscina del combustibile
(reattore n. 4), capace anch’essa di dare luogo a rilasci veramente cospicui. Nessuna delle Agenzie deputate ad espimersi sulla sicurezza di
Fukushima (la NISA e l’IAEA in particolare) ha, al momento, delineato uno
scenario capace di descrivere lo sviluppo futuro degli eventi. L’autore di queste
note non può fare altro che citare le parole finali del Conte
di Montecristo (A. Dumas): “Aspettare e sperare”. Eugenio Tabet |
pubblicato 12/apr/2011 02:44 da Franco Bagnoli
Circa una settimana fa avevamo presentato una stima preliminare del rilascio da Fukushima,
"Quanto è stato grave l’incidente di Fukushima?",
con le seguenti conclusioni:
a. il rilascio complessivo dai tre reattori danneggiati dovrebbe corrispondere a circa il 10% di quello di Chernobyl;
b. il livello INES dovrebbe corrispondere a 7.
Oggi l'Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare ed industriale (NISA) ha deciso di alzare a 7 il livello INES di Fukushima, stimando che (ad oggi) la quantità totale di materiale radioattivo rilasciato in atmosfera sia circa 1/10 di quella di Chernobyl. E' sconcertante che tale conclusione sia stata così tardiva.
Ciò che ora manca è una mappatura sistematica dei livelli di contaminazione a distanze via via crescenti dall'impianto.
Eugenio Tabet
|
pubblicato 11/apr/2011 03:38 da Franco Bagnoli
E’ naturale che gli eventi giapponesi abbiano catalizzato un ragionamento
sulle nostre eventuali prospettive nucleari, e, in particolare, sulla
localizzazione dei nuovi reattori e sulle garanzie di sicurezza che l’esercente
e l’Autorità di controllo potranno offrire ai cittadini del nostro Paese. La complessità dei problemi è
nota a tutti: qui mi limito ad esporre alcuni argomenti sul tema della
sicurezza degli impianti e sulla gestibilità, in condizione di incidente, di un
insediamento nucleare nel territorio italiano (altri, quali ad esempio quelli
di natura economica, esulano dalle mie competenze). Per brevità schematizzerò
gli argomenti per punti: 1. E’ possibile un grave incidente (che può perfino trasformarsi in un
evento catastrofico) in un reattore nucleare di concezione e fabbricazione
occidentale? A questa domanda a ridosso di Chernobyl si rispondeva in modo
negativo, argomentando con l’evidente superiorità dei reattori fabbricati in
occidente, in particolare per quanto riguarda i sistemi di contenimento. Ma già in un
Rapporto del Laboratorio di Fisica dell’Istituto Superiore di Sanità (Annali
ISS, 23, 2, 1987), pubblicato all’indomani di
Chernobyl, si metteva in evidenza, al contrario, che (testuale) “la concezione
stessa dei reattori dell’attuale generazione porta all’impossibilità di
escludere l’accadimento di incidenti ai quali sia associabile la liberazione
nell’ambiente di elevate quantità di elementi radioattivi”. Oggi sappiamo che
quelle previsioni erano fondate. La nuova generazione di centrali,
basate su reattori di tipo “evolutivo” (nel nostro Paese dovremmo installare
unità EPR da circa 1600 MWe) ha senza dubbio progredito sul terreno della
sicurezza, in particolare per i sistemi di emergenza, il contenimento del
combustibile, la protezione contro la caduta di un aereo ed altri aspetti
ancora. Tuttavia, la possibilità di un grave incidente che, a seguito della
fusione del combustibile nucleare, porti all’esterno dell’impianto una frazione
ragguardevole dell’inventario radioativo
non può ancora essere esclusa, anche se
se ne è ridotta la probabilità. Per i lettori con passione per gli aspetti più tecnici segnalo il sito della
US Nuclear Regulatory Commission (NRC), http://www.nrc.gov/,
all’interno del quale, con una certa pazienza, è reperibile una revisione
critica dell’analisi di sicurezza dei reattori EPR. 2. Se un
incidente grave dovesse avvenire in un paese con la densità demografica e
l’uso intensivo del territorio quale è il nostro,
le sue conseguenze, molto probabilmente, non sarebbero fronteggiabili. A mò di
esempio, se per puro esercizio mentale si sposta l’incidente di Fukushima (così
come si presenta oggi e provocato, semmai, da una diversa causa iniziale, s’intende)
sul sito di Caorso (Piacenza), sede di una centrale BWR ormai dismessa, lo
scenario che si presenterebbe sarebbe il seguente, seguendo il copione
giapponese:
- l’evacuazione di Piacenza e
Cremona, oltre che di altre località importanti;
- la sottrazione dall’uso
agricolo (a causa della
contaminazione del terreno, e
per un tempo non inferiore a molti mesi) di una porzione di territorio non
facilmente stimabile a priori ma verosimilmente valutabile almeno sulla scala del centinaio di km quadrati (si rammenti di quale
zona agricola stiamo parlando).
[Per brevità si
omettono altri aspetti essenziali dello
scenario, quali le conseguenze sanitarie dell’esposizione di decine di migliaia
di persone alle radiazioni: la valutazione della portata di ciò può effettuarsi
con una serie di ipotesi sulla tempestività della dichiarazione di incidente,
dell’evacuazione e del riparo al chiuso, della iodioprofilassi etc., e mediante
una conoscenza realistica delle condizioni di diffusione atmosferica al momento
del rilascio.] Anche strutture statali più solide delle nostre non reggerebbero
all’urto di un evento di questa portata. 3.
Sull’affidabilità delle istituzioni chiamate in Italia a garantire la più
inflessibile obbedienza ai migliori standard di sicurezza nucleare è lecito
nutrire i più gravi dubbi. Tra tutti, basterà
ricordare che solo due dei membri dell’Agenzia
per la Sicurezza Nucleare, di recentissima istituzione, sono esperti nel campo ove sono chiamati ad operare, essendo gli altri di
tutt’altra esperienza. Più in generale, diversi episodi recenti, all’attenzione
di tutti, hanno fornito una radiografia non incoraggiante delle capacità di
intervento dello Stato in condizioni di emergenza. 4. Tra i diversi
argomenti portati a favore dell’opzione nucleare ve ne è uno che non merita diritto di cittadinanza in una discussione basata su
argomenti tecnici seri: si tratta dell’argomento secondo il quale, trovandosi
in Francia, Svizzera e Slovenia impianti nucleari in esercizio, i cittadini
italiani sono comunque soggetti agli eventuali rischi dovuti alle centrali
nucleari, senza goderne i
benefici, esprimibili in termini economici, di maggiore indipendenza energetica
etc. Ora, i reattori esteri più vicini alle nostre frontiere distano dai nostri
capoluoghi di provincia ben oltre 100 km: si tratta di una distanza capace
di assicurare un cospicua riduzione della contaminazione in aria e al suolo,
tale da cambiare radicalmente le conseguenze dell’incidente a paragone di
quelle da sopportare entro le prime decine di km dalla centrale. In questo
contesto può essere interessante rammentare che il 16 marzo la NRC raccomandò ai propri concittadini residenti in Giappone
di allontanarsi da Fukushima per almeno 80 km, basando questa raccomandazione sul calcolo della dose risultante
da un gravissimo rilascio che la NRC aveva prudentemente ipotizzato,
nell’incertezza allora prevalente sul corso degli eventi. 5. La concezione delle centrali nucleari attuali, anche di terza generazione, basate su impianti
di grande taglia, non permette di garantire che il peggiore rilascio sia contenuto entro limiti modesti ed accettabili.
Per ottenere ciò occorrerebbe pensare a reattori di piccola taglia concepiti in modo radicalmente nuovo e basati su sistemi a sicurezza
intrinseca. Di tali progetti ve ne sono stati
diversi nel passato (anche di concezione italiana), ma l’ economia di scala che
ha contrassegnato la fase commerciale dell’impresa nucleare li ha confinati in
una posizione del tutto marginale. Non è nelle mie competenze valutare la
possibilità che si determini un radicale mutamento di tendenza, negli anni
avvenire, nella progettazione e nella costruzione delle centrali nucleari: il
trend attuale mi pare che non presenti, tuttavia, soluzioni di continuità
rispetto al passato. Sul tema
dell’attuale dibattito sul futuro energetico vorrei concludere con una
citazione in versi:
“Per altra
via, per altri porti verrai a
piaggia, non qui, per passare: più lieve
legno convien che ti porti.”
P.S. Questa nota
conclude, a meno di non augurabili eclatanti novità da Fukushima, la serie
apparsa su Atomic cafè. Eugenio Tabet
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pubblicato 10/apr/2011 12:00 da Franco Bagnoli
Abbiamo parlato di nucleare, petrolio, risparmio e uso razionale dell'energia su RadioMoka7 (Francesco Grasso, verso la fine della puntata) |
pubblicato 10/apr/2011 11:50 da Franco Bagnoli
[
aggiornato in data 11/apr/2011 03:54
]
http://cryptome.org/eyeball/daiichi-npp/daiichi-photos.htmEcco qui alcuni estratti
Photos shown are half-size of the originals.
Dates of photos taken from the EXIF data of the originals, supported by captions and credits later obtained from the Web.
ci sono delle immagini strepitose,
compreso quando lo tsunami entra nella centrale
allegato il piano antincendio per le centrali nucleari
e molta altra roba interessante
Antonello Trova |
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